Il ruolo del Coaching in questo residenziale

Il residenziale multidisciplinare “Che lavoro sei?“
Non basta trovare la propria direzione individuale
Il lavoro prende forma dentro relazioni, ruoli e contesti. È nel passaggio da persona a ruolo, da team a sistema che emergono spesso le vere difficoltà. Team che non decidono, riunioni che si ripetono senza esito, tensioni che restano sotto traccia, responsabilità poco chiare. Non è (solo) una questione di competenze individuali, ma di come il sistema funziona.
Per anni lo sviluppo si è concentrato sull’individuo, ed è un lavoro importante. Ma, come evidenzia il prof. Peter Hawkins, la consapevolezza individuale da sola ha un effetto limitato nel tempo: un leader può cambiare il proprio modo d’essere e di agire, ma le dinamiche intorno potrebbero non cambiare. Perché le organizzazioni funzionano sull’interazione tra le persone.
Il cambiamento richiede di lavorare dove vive davvero: nel team, nelle sue relazioni, nel sistema di cui è a servizio.
Ciò significa rendere visibile ciò che è implicito e creare le condizioni perché il sistema possa evolvere.
Per trovare una direzione nel tuo lavoro e, nel tempo, incidere davvero sul team e sul sistema di cui fai parte, è necessario fare questo passaggio. È qui che il lavoro individuale incontra quello sistemico.
Questo è il lavoro che proponiamo con il Residenziale….

Approcci innovativi di benessere aziendale
Di Nataliya Bolboka
In media nell’arco della nostra vita passiamo oltre 90mila ore lavorando. Di queste, circa 200 le impieghiamo sognando le vacanze, ma quando finalmente arrivano le ferie quasi nessuno riesce a staccare. È quanto rilevato da una ricerca dell’Osservatorio Glickon, azienda leader nel mercato software dell’Hr.
Raffaella Napoli – Systemic team coach®, ideatrice di Che lavoro sei? – descrive la realtà odierna come una “ruota del criceto”, un circolo vizioso in cui si è costantemente in carenza di tempo e in affanno, che nasce dalla Rivoluzione industriale e da tutte le rivoluzioni tecnologiche successive.
Attraverso lo smartphone, infatti, sempre a portata di mano, ogni giorno siamo tartassati da notifiche. Input continui da cui sembra impossibile staccare e cui sentiamo l’esigenza di rispondere istantaneamente. “Non siamo più capaci di distinguere l’importante dall’urgente”, commenta.
È così che – come emerge dall’analisi di Glickon – il 40 per cento dei lavoratori controlla le e-mail in ferie, mentre il 20 per cento dichiara di sentirsi in dovere di essere reperibile e disponibile, portando in vacanza il pc o il telefono aziendale.
Ma se tutti ci troviamo dentro a questa ruota da cui sembra impossibile uscire, negli ultimi anni la necessità di rallentare è sempre più sentita e tra le aziende si sta diffondendo la consapevolezza che la produttività è strettamente legata al benessere dei propri dipendenti.
È per rispondere a questa esigenza che è nato Che lavoro sei?, “un residenziale multidisciplinare – come si legge sul sito – per rigenerare i team e affrontare insieme le sfide del presente e del futuro”. Un progetto innovativo che va oltre le classiche esperienze di team building e consiste in “alcune giornate per aiutare le persone a riallinearsi intorno allo Scopo comune, quello dell’organizzazione per cui lavorano” – spiega Raffaella Napoli – lontano dall’ufficio e possibilmente in mezzo alla natura.
Elemento distintivo è l’integrazione di quattro discipline chiave, selezionate dall’esperta per la loro efficacia, che insieme permettono di lavorare su diversi aspetti fondamentali per i team: bioenergetica, meditazione, coro e coaching.
La bioenergetica, condotta da Daniele Guainazzi, lavora sul radicamento del corpo e sul respiro, aiutando a svuotare la mente e riequilibrando le energie, così da raggiungere una posizione di apertura e ascolto di sé e degli altri.
La meditazione, guidata da Gionata Agliati, invece, si concentra sulla reattività, aiutando i partecipanti a “rispondere invece di reagire” alla pressione e alle difficoltà.
Queste pratiche, che solitamente vengono svolte la mattina, hanno l’obiettivo di stimolare l’emisfero destro del cervello e l’integrazione corpo-mente. L’essere umano, infatti, non è solo pensiero, ma anche sensazioni ed emozioni.
Il coro – diretto da Bruno Corazza – costituisce una metafora del team: voci diverse che vengono allenate per armonizzarsi e creare melodia insieme, unendo divertimento, lavoro su di sé e quello di squadra.
Infine, il coaching, facilitato da Raffaella Napoli attraverso un approccio sistemico, permette la messa a terra di quanto sviluppato durante le varie attività, elaborando un piano di azione da applicare nella quotidianità una volta tornati al lavoro.
“Abbiamo lavorato circa un anno per formare il nostro team – commenta la coach. – “Devo essere onesta, io ho scelto professionisti che conoscevo, ma loro non avevano mai lavorato insieme. La caratteristica che cercavo era che fossero persone che sanno mettersi in discussione. Come dice Peter Hawkins, che sanno mettere sul tavolo i mistrust, le sfiducie. Per me era importante che sapessimo dirci cosa non funziona”.
“Quando i conduttori sanno quello che fanno, il lavoro di gruppo lascia un segno profondo che si porta anche nella vita quotidiana”, scrive un partecipante in merito all’esperienza. “Mi fa molto piacere questo feedback, perché ci conferma che siamo la dimostrazione di come discipline, professionisti, stili, teste e cuori diversi si possano integrare”, afferma orgogliosa.
Come tiene a precisare Raffaella Napoli, tutto il progetto è orientato alla crescita dell’azienda e le varie discipline sono a servizio di questo scopo. Vengono utilizzate per esplorare le dinamiche del team e approfondire questioni necessarie al business.
“Gli obiettivi si chiariscono prima dell’inizio delle giornate. Sono co-costruiti con l’organizzazione attraverso colloqui previ, volendo anche con la somministrazione di un questionario di analisi dei bisogni. Modalità che io prediligo sempre perché si ascolta la voce, anonima, di tutto il team o i team”, spiega.
L’ideale, infatti, è lavorare con i consigli di amministrazione e la linea dirigenziale, ma è un’ottima opportunità anche per lavorare con gruppi diversi. “Oggi è l’approccio di frontiera, più noto fuori dall’Italia, ma stiamo cercando di portarlo anche qui: il Team of teams. Il lavoro sulle connessioni e relazioni tra i team delle diverse aree delle organizzazioni”.
Caratterizzato da consapevolezza, coerenza e profondità, il percorso viene definito “un team building trasformativo”, che favorisce la disconnessione tecnologica e la connessione umana, così da permettere alle persone di vivere le proprie giornate con maggiore senso e centratura, a partire dal lavoro.
È da qui, infatti, che nasce il nome Che lavoro sei? Una provocazione ideata da Daniele Guainazzi, che sposta l’attenzione dalla domanda “che lavoro fai?” a una riflessione più profonda: la consapevolezza che il lavoro in qualche modo identifica la persona. Un “titolo arguto” – come scrive qualcuno dei partecipanti – inteso nel senso etimologico del termine, che “viene dal latino argutus e significa chiaro, acuto, penetrante”.
Passiamo così tanto tempo a lavorare, che quelle 90mila ore che vi dedichiamo conviene viverle bene. Con tutte le difficoltà del caso, indubbiamente, ma senza contare i giorni aspettando che arrivino il venerdì o le ferie, mentre la vita ci scivola tra le mani.
La sfida più grande, infatti, per le persone come per le aziende, “è riuscire a fermarsi e guardare le cose da una prospettiva diversa. Un tempo calmo per riflettere e capire quali sono gli obiettivi. Per le organizzazioni – aggiunge l’esperta – questo significa decidere la strategia aziendale, le linee guida per l’anno, anche rispetto ai cambiamenti in atto, sempre più veloci, ragionando tutti insieme: direzione, manager e collaboratori”.
Il tutto mantenendo sempre “autenticità, integrità e coerenza”. Come sottolinea Raffaella Napoli, “il benessere non può essere uno slogan o un’azione di wellbeing washing. Io credo che le discipline da noi proposte siano una grande opportunità per evitare di cascare in questa trappola. Perché il residenziale significa incontrarsi, guardarsi, aspettare che l’altro finisca una frase, allenarsi all’ascolto attivo. Che lavoro sei? È tutto questo”.
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